mercoledì 18 febbraio 2015

Cambiamenti

Penso che pochi, oltre me, si accorgeranno del cambiamento.Questo blog, nato come Myworld diventa, da oggi, La casa al numero zero.
Il titolo è rubato da una vecchia canzone dello Zecchino d'Oro di Sergio Endrigo che recitava così:

Era una casa molto carina,
senza soffitto, senza cucina.
Non si poteva entrarci dentro
perché non c'era il pavimento.
Non si poteva andare a letto,
in quella casa non c'era il tetto.
Non si poteva fare pipì
perché non c'era vasino lì.
Ma era bella, bella davvero,
in Via dei Matti, numero zero.
Ma era bella, bella davvero,
in Via dei Matti, numero zero.
Era una casa molto carina,
senza soffitto, senza cucina.
Non si poteva entrarci dentro
perché non c'era il pavimento.
Non si poteva andare a letto,
in quella casa non c'era il tetto.
Non si poteva far la pipì
perché non c'era vasino lì.
Ma era bella, bella davvero,
in Via dei Matti, numero zero.
Ma era bella, bella davvero,
in Via dei Matti, numero zero.
Era una casa molto carina,
senza soffitto, senza cucina.
Non si poteva entrarci dentro
perché non c'era il pavimento.
Non si poteva andare a letto,
in quella casa non c'era il tetto.
Non si poteva far la pipì
perché non c'era vasino lì.
Ma era bella, bella davvero,
in Via dei Matti, numero zero.
Ma era bella, bella davvero,
in Via dei Matti, numero zero.


Perchè? 
Non lo so.
Una casa è un posto sicuro, rassicurante, da cui partire e sopratutto a cui tornare. Ma questa vuole essere una casa un po' diversa, ma bella, bella davvero.

In più mi torna sempre in mente la più bella descrizione di pazzia che io abbia mai incontrato, quella di Baricco in City, che usa come metafora proprio una casa:


...- Tu lo sai cosa succede nella testa a uno che diventa pazzo?-, chiese Gould.
Shatzy disse che dipendeva da che razza di pazzo era. Uno qualunque, disse Gould. Non so, disse Shatzy. Credo che gli si rompa qualcosa dentro, per cui hanno dei pezzi che non rispondono più agli ordini. Loro danno degli ordini ma quelli si perdono per strada, non arrivano, o arrivano molto tardi e poi non tornano più indietro, continuano a ordinare la stessa cosa, ossessivamente, e non c'è verso di annullarli. Così va tutto in malora, è una specie di anarchia organizzata, tu apri il rubinetto e si accende la luce, il telefono squilla quando accendi la radio, il frullatore parte quando vuole lui, apri la porta del bagno e ti trovi in cucina, cerchi la porta per uscire e non la trovi più. Chiuso lì dentro per sempre.
Shatzy si avvicinò al televisore. Voleva toccare il finto legno. Disse che se non puoi uscirci, da una casa così, devi pur trovare un modo di viverci. Loro lo fanno. Da fuori non ci si capisce niente, ma per loro è tutto molto logico.  ...

Ci sarà ancora in questa casa, tempo permettendolo, spazio per le fotografie, i libri, Wittgenstein, un po' di caos e qualche riflessione.

Buone letture.

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