giovedì 14 novembre 2013

Il bar delle grandi speranze - J.R. Moehringer


Sono andato nel mondo, ho lavorato e ho fallito, mi sono innamorato, ho fatto lo scemo, ho sofferto per amore e ho compreso i miei limiti.

La vita consiste nello scegliere quali voci selezionare e quali escludere, una lezione che ho imparato prima di tanti altri, ma che ho impiegato molto più tempo a mettere in pratica.

Aveva una “relazione” con la verità, spiegava freddamente, e come tutte le relazioni richiedeva dei compromessi.

Per essere la persona più onesta che abbia mai conosciuto, era una magnifica bugiarda.

Ma è anche possibile che fosse moderatamente pazzo.

Anche lui, a quanto pareva, aveva subito un rovescio di fortuna, e aveva scelto di seppellirsi in un bar, insieme a decine di altri profughi che giocavano a nascondino col mondo.

«Maledetti cruciverba» fece Bobo. «Come se la vita non fosse già abbastanza complicata.»

In certi momenti mi sentivo così solo che avrei voluto una parola più grande, più lunga, per dirlo.

«Santo cielo» dissi. «Sono circondato da gente innamorata.»

Un cactus tenta continuamente di star su dritto. Una cosa che cerca così disperatamente di mantenere l’equilibrio merita ammirazione.

Avevano un profondo e inalterato rispetto per i bar, tutti i bar, e per le regole dei bar. 

Inoltre mi dava la sensazione che la vita fosse controllabile.

D’ora in poi, alle mie coperte di Linus avrei dovuto pensarci da solo.

La paura sarà il motore di ogni tuo successo, la radice di tutti i tuoi fallimenti, e il dilemma di tutte le storie che ti racconterai su te stesso. E qual è l’unica possibilità che hai di battere la paura? Seguirla.

Decisamente, irrimediabilmente ubriaco, eppure pienamente cosciente della meravigliosa levità di essere giovane e ubriaco.

Messo a nudo dal vino e dai suoi occhi bruni, le dissi la verità.

Essere soli non ha niente a che fare col numero di persone che si hanno intorno. 

Guardai le sue pareti tappezzate di libri e mi resi conto che non avrebbe capito perché non trovavo nei libri tutta l’emozione di cui avevo bisogno. 

Avevo bevuto troppo. Ma non abbastanza.

«Ogni libro è un miracolo» diceva Bill. «Ogni libro rappresenta un momento in cui una persona in silenzio - e quel silenzio è parte del miracolo, ricorda - cerca di raccontare a tutti noi una storia.»

È la natura umana, sai com’è. Hanno il loro merdoso tornaconto.

Se avessi potuto piantarmi in asso anch’io, l’avrei fatto. 

...ma la verità era che stavo prendendo le distanze dalle promesse tradite, dal terribile senso di colpa che sentivo per non essermi preso cura di lei.

Ti rendi conto, J.R., che è sempre - sempre - una questione di stanchezza.

Era una puzza così forte, disse Bob il Poliziotto, che faceva rumore.

Lui non era paralizzato come me dalla paura di sbagliare. 

Ogni libro degno di questo nome è fatto di emozioni, amore, morte, dolore. È fatto di parole. Parla di un uomo e della sua vita.

«Perché rinunciare è sempre un errore.»

Più di chiunque altro, Bob il Poliziotto era convinto che ciò che abbiamo negli abissi del nostro cuore debba venire a galla a tempo debito, spontaneamente.

Almeno una volta al giorno pensavo a lui, a come se n’era andato, e mi chiedevo cos’avrebbe detto del nostro modo di vivere, ora che aveva tutte le risposte.

...perché essere disilluso significava essere autonomo. Nessuno da adorare, nessuno da imitare.

Capii che dobbiamo mentire a noi stessi di tanto in tanto, dirci che siamo forti e capaci, che la vita è bella e il duro lavoro avrà la sua ricompensa, e poi provare a trasformare le nostre bugie in realtà.

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