lunedì 16 settembre 2013

Douglas Adams - Addio, e grazie per tutto il pesce


Erano sempre di più coloro che pensavano che fosse stato un grosso errore smettere di essere scimmie e abbandonare per sempre gli alberi.

Fenny aveva l’aria di guardare qualcosa di diverso da quello che sembrava stesse guardando.

Prima bisogna vedere, poi pensare, e infine verificare sperimentalmente. Ma è sempre necessario, innanzitutto,  vedere.  Altrimenti si vede solo ciò che ci si aspetta di vedere.

Riusciva a dedicare alla sua perdita solo piccole dosi di dolore alla volta, perché la storia era troppo deprimente per poter essere sopportata in un sol colpo.

La vita ci parla, e che la sua voce dà risposta alle domande che le poniamo di continuo.

La gente crede, dicendo “allucinazioni”, di poter spiegare qualcosa che non riesce a capire, e che alla fine questo qualcosa si dissolva semplicemente nel nulla.

Be’, io mi comportai come si sarebbe comportato qualsiasi inglese con del sangue nelle vene. Mi sentii in dovere di far finta di niente.

–  Ho pensato – aveva detto Wonko l’Equilibrato – che una civiltà che era impazzita al punto di aver bisogno di includere in un pacchetto di stuzzicadenti una serie di dettagliate istruzioni per l’uso non era più una civiltà in cui potessi vivere restando sano di mente.

E se stava succedendo qualcosa di molto strano, pensò, gli piaceva l’idea che succedesse a lui.

Fenny dice di avere la strana illusione di vivere nel mondo reale.

Sentite, dovete scusare se non mi faccio vivo da sei mesi, ma sono impazzito.

Provava un enorme sollievo a pensare che pressoché tutto quello che la gente le aveva sempre detto fosse sbagliato.

Era un fottuto bastardo e lo sapeva, perché un sacco di persone gliel’aveva fatto osservare nel corso degli anni.

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