venerdì 21 giugno 2013

Il barone rampante - Italo Calvino



Si capisce quindi come fosse la  tavola il luogo dove venivano alla luce tutti gli antagonismi, le  incompatibilità tra noi, e anche tutte le nostre follie e ipocrisie.


...non per paura che ci rompessimo una  gamba o un braccio, che di questo i nostri genitori non si preoccuparono mai e fu perciò - io credo - che non ci rompemmo mai nulla...


Mio fratello stava come di vedetta. Guardava tutto, e tutto era come  niente.


È un  sentimento che non m’ha più abbandonato da quella notte, la coscienza di che fortuna sia avere un letto.


S’è cominciato  quando vennero i Francesi, a tagliar boschi come fossero prati che si  falciano tutti gli anni e poi ricrescono. Non sono ricresciuti.


Ma  nostra madre, la più lontana da lui, forse, pareva la sola che riuscisse ad accettarlo com’era, forse perché non tentava di darsene una  spiegazione.


Le imprese che si basano su di una tenacia interiore devono essere  mute e oscure; per poco uno le dichiari o se ne glori, tutto appare  fatuo, senza senso o addirittura meschino.


E già i loro stracci avevano preso il colore di tutti gli altri stracci, e la loro allegria da uccelli invischiata in quell’aggrumarsi umano si sfaceva in una densa insulsaggine.


...nel momento disperato di chi ha vinto la prima volta ed ora sa  che strazio è vincere, e sa che è ormai impegnato a continuare la via che ha scelto e non gli sarà dato lo scampo di chi fallisce.


La ribellione non si  misura a metri, - disse. - Anche quando pare di poche spanne, un viaggio può restare senza ritorno.


C’è il momento in cui il silenzio della campagna si compone nel cavo dell’orecchio in un  pulviscolo di rumori.


...finché non morì, senza  aver capito, dopo una vita intera dedicata alla fede, in che cosa mai credesse, ma cercando di credervi fermamente fino all’ultimo.


So che quando ho più idee degli altri, do agli altri queste idee, se le accettano; e questo è comandare.


...insomma stavano venendo dei tempi  magari più tolleranti, ma più ipocriti.


Le imprese più ardite vanno vissute con l’animo più semplice
perché la pazzia è  una forza della natura, nel male o nel bene, mentre la minchioneria è una debolezza della natura, senza contropartita.


Se alzi un muro, pensa a ciò che resta fuori.


Viviamo in un paese dove si verificano sempre le cause e non gli  effetti.

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