sabato 5 dicembre 2015

GESTO INCONSULTO DI CULTURA #31


"Quando tutti i calcoli astrusi si dimostrano falsi, quando persino i filosofi non hanno più nulla da dirci, è scusabile volgersi verso il cicaleccio fortuito degli uccelli, o verso il contrappeso remoto degli astri."

Memorie di Adriano è un romanzo francese della scrittrice Marguerite Yourcenar pubblicato per la prima volta nel 1951. Il libro è organizzato in 6 parti, tra cui un prologo ed un epilogo: prende la forma di una lunga epistola indirizzata dall'anziano e malato imperatore al giovane amico Marco Aurelio, allora diciassettenne e che poco dopo diverrà suo nipote adottivo nonché successore al trono.
Il libro descrive la storia di Publio Elio Traiano Adriano, l'imperatore romano del II sec., immedesimandosi nella figura di questo in un modo del tutto nuovo ed originale: infatti immagina di fare scrivere ad Adriano una lunga lettera nella quale parla della sua vita pubblica e privata. L'imperatore si trova così a riflettere sui trionfi militari conseguiti, sul proprio amore nei confronti della poesia, della musica e della filosofia, della sua passione verso il giovanissimo amante Antinoo.
Nel suo post scriptum all'opera l'autrice osserva che ha scelto Adriano quale soggetto per la sua storia in quanto aveva vissuto in quel momento particolarissimo dell'epoca antica in cui non si credeva più agli Dèi, ma in cui il cristianesimo non si era ancora stabilmente insediato nell'animo della gente.

La storia è raccontata in prima persona da Adriano ed il 1º capitolo intitolato "Animula Vagula blandula" rappresenta l'inizio della lettera scritta per esser inviata al nipote Marco Aurelio, suo erede al trono. Gli altri capitoli formano una libera narrazione cronologica della vita dell'imperatore, che spesso interrompe il filo del discorso soffermandosi con varie intuizioni e ricordi.
Giunto a 60 anni di età e trovandosi con una malattia incurabile che gli sta minando irreversibilmente il fisico, sulla soglia tra la vita e la morte l'imperatore ha l'intenzione di raccontare gli eventi più importanti che hanno costellato la sua esistenza. I suoi primi ricordi riguardano gli anni dell'infanzia trascorsi a Italica, antico insediamento romano situato nella penisola iberica.
Parla delle battute di caccia a cui partecipava da ragazzo e di come gli piacesse cavalcar un cavallo lanciato al galoppo, il gusto per il nuoto e l'avidità che provava nei confronti del cibo più appetitoso, ed il gusto delle bevande. Parla anche del suo precoce interesse nei confronti dell'astrologia, oltre alla sua passione per le arti di genere, la cultura e la filosofia greca; temi questi che continuerà a rimuginare lungo l'intero libro. Comincia a riflettere sul digiuno e sull'amore, oltre che sull'insonnia che pare ormai perseguitarlo.
Adriano comincia col raccontare il rapporto affettivo intercorso col nonno considerato un mago e presenta il padre, Elio Adriano Afer, e la madre. Avendo dimostrato fin dalla più tenera infanzia una notevole predilezione nei confronti della lingua greca ed un gusto particolare per quella cultura, viene mandato ad Atene per completare lì gli studi. Racconta anche dei suoi tentativi di diventar un iniziato al culto dei misteri eleusini e del proprio timore nei confronti della morte, finendo col criticar severamente se stesso per la propria mancanza di coraggio.
Dopo essersi recato per la prima volta a Roma viene ben presto notato da Traiano; unitosi all'esercito imperiale partecipa alla campagna per la conquista e sottomissione della Dacia. Al termine della guerra ha circa 30 anni: descrive quindi i successi avuti durante la vita militare ed il suo rapporto con l'imperatore, il quale inizialmente si dimostra abbastanza freddo nei suoi confronti.
Lentamente però riesce a guadagnarsi i favori di Traiano e mantiene la sua posizione di possibile erede al trono grazie all'aiuto della moglie di questi Plotina, che si dimostra subito abbastanza ben disposta favorevolmente nei suoi confronti, ma anche e soprattutto sposando la nipote stessa dell'imperatore, Vibia Sabina; cui poi non perde occasione per criticar l'animo vano e superficiale caratteristico delle donne.
La successiva guerra contro i Sarmati influenza notevolmente il suo animo, a causa delle terribili atrocità commesse e immani spargimenti di sangue da ambo le parti. Comincia allora a metter tra sé e sé in discussione il valore effettivo della politica militare espansionista di Traiano. Dopo la fallimentare campagna militare contro l'impero dei Parti Traiano nomina velocemente Adriano come proprio successore; sarà, questa, la sua ultima volontà prima della morte.
Suo primo atto imperiale è quello di stipulare la pace coi Parti; subito dopo comincia ad effettuare frequenti viaggi per visitare tutte le province dell'Impero, e nel contempo intraprende anche numerose riforme economiche e militari, promuovendole in un motto che recita "humanitas, libertas, felicitas". Durante una visita in Britannia, descrive la costruzione del Vallo di Adriano.
Per risolvere le continue minacce d'instabilità sociale nomina Attiano come proprio consigliere di fiducia; questi è un uomo saggio che ha sventato una cospirazione di consoli contro il nuovo imperatore: Adriano rifiuta recisamente il titolo di "padre della patria", riduce inoltre il numero di schiavi addetti al palazzo ed aiuta finanziariamente il poeta Svetonio.
Ma il felice governo, momento di pace e felicità considerato una vera e propria "età dell'oro", Adriano l'attribuisce alla passione amorosa ed erotica che porta nei confronti di Antinoo, un grazioso ragazzino di Bitinia incontrato dall'imperatore a Nicomedia: comincia a sentirsi anche per la prima volta nella vita sinceramente amato, a differenza della relazione priva di qualsiasi trasporto emotivo che intrattiene con la moglie.
Il "fanciullo", come lo chiama Adriano, è un giovinetto tanto bello quanto timido, ma furono soprattutto i suoi ribelli capelli ricci ad incantare e legar a sé il cuore dell'imperatore. La relazione tra i due dura per cinque anni: mentre si trova in visita in Egitto però, durante un viaggio in barca lungo il corso del fiume Nilo, si dispera per la morte improvvisa ed alquanto misteriosa del giovane amante ormai diciannovenne. Egli conclude ritenendo che Antinoo si sia sacrificato al fine d'alterar il risultato di certi presagi infausti a cui avevano entrambi assistito precedentemente.
Per esaudirne il desiderio espresso in vita, Adriano fa imbalsamare il corpo del ragazzo dai sacerdoti egizi per depositarne infine i resti in una tomba sotterranea del tutto simile a quelle costruite per gli antichi faraoni, facendone riempir le pareti di geroglifici. In suo onore dà l'ordine anche di costruire una città col nome dell'amato, Antinopoli.
Nell'immenso dolore dovuto alla perdita del grande amore della propria esistenza, l'imperatore escogita il culto di Antinoo, in pratica deifica il ragazzo perduto rendendolo così immortale; progetta inoltre per il futuro di dedicare tutta una serie di nuove città all'amato nel tentativo di rendere eterna ed immutabile la memoria dei posteri e del tempo nei suoi confronti. Comincia da questo punto in poi a riflettere sulla vecchiaia e di come, con l'avanzar dell'età anche il carattere e temperamento emotivo venga a subire sempre più dei mutamenti.
Ulteriore preoccupazione gli è data dallo scoppio di una ribellione in Giudea, che lo costringe a prendere nuovamente il comando delle truppe per andar a sedarla; durante l'assedio di Gerusalemme è mortificato dal fatto che i suoi buoni propositi e piani di pace siano andati totalmente a monte. Contemporaneamente la condizione del suo cuore si fa sempre più precaria, cupa e sofferente. La Terza guerra giudaica si conclude così con l'esilio e la dispersione dell'intero popolo ebraico e con la terra dove hanno fino ad ora abitato ribattezzata Palestina.
Dopo la morte prematura del successore designato Lucio Elio Cesare, ha posato gli occhi sul virtuoso Marco Aurelio, un ragazzo riflessivo e di buon cuore: adotta così il giovane ed elegge a succedergli Antonino Pio.
Riflettendo su una lettera ricevuta da Arriano l'imperatore giunge alla conclusione che tutte le opere compiute con fatica durante la sua esistenza si son rivelate del tutto inutili. Durante i suoi ultimi anni, trascorsi nella sua villa (vedi Villa Adriana) di Tivoli nei pressi della capitale, circondato da statue di marmo a grandezza naturale raffiguranti l'eterno amore Antinoo, cominciandogli a mancar le forze per continuare a vivere, inizia a meditare il suicidio e pensa ai vari mezzi con cui poterlo realizzare.
Oramai, con le sue condizioni di salute che si aggravano sempre più, finalmente si trova ad accettare pienamente il destino o fato che gli è stato assegnato con completa rassegnazione (patientia); ciò mentre conclude con una riflessione sulla religione pagana. Vicino alla morte, contempla ciò che il futuro ha in serbo per Roma, il mondo e la propria anima individuale.

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