martedì 10 novembre 2015

GESTO INCONSULTO DI CULTURA #7



Il più grande uomo scimmia del Pleistocene è un romanzo non facilmente inseribile in ben definito genere letterario, dato che tratta argomenti mai scritti prima in quella forma. Scritto dal giornalista inglese Roy Lewis, narra le vicende di un gruppo di cavernicoli dell'Africa centrale del tardo Pleistocene, le loro lotte per sopravvivere ed evolversi. Tutto però è esposto in modo umoristico, spesso facendo uso di anacronismi per scherzare su argomenti attuali che il lettore vede trasportati nell'Africa preistorica.

Una famiglia di uomini vive nel Pleistocene. Sotto la guida di Edward, il loro livello di vita migliora in modo impressionante: questo li incoraggia a scendere dagli alberi, scopre come procurarsi il fuoco, insiste perché tutti abbiano una corretta posizione eretta, inventa nuove armi e trappole per la caccia. Inoltre, obbliga i figli a sposare donne che appartengono ad un'altra orda, per favorire -a suo dire- un rimescolamento genetico e ponendo il tabù morale dell'incesto. Edward è convinto che le sue scoperte vadano condivise con gli altri gruppi di uomini-scimmia, e infatti insegna ai suoi vicini molte delle innovazioni tecniche che ha imparato. I figli, però, considerano pericoloso questo comportamento, perché preferirebbero servirsi del progresso tecnologico per imporsi sugli altri branchi. Così, quando Edward inventa l’arco e vorrebbe diffondere questa nuova e straordinaria arma, Ernest e Oswald decidono di eliminare il padre e lo uccidono, fingendo che sia morto in incidente con la nuova arma.

fonte: www.wikipedia.it

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