domenica 29 novembre 2015
GESTO INCONSULTO DI CULTURA #26
"Quando non si ha immaginazione, morire è poca cosa, quando se ne ha, morire è troppo."
Viaggio al termine della notte (Voyage au bout de la nuit) è il primo romanzo di Louis-Ferdinand Céline, pubblicato nel 1932.
L'opera, a sfondo autobiografico come tutti i romanzi di Céline, segue le vicende di Ferdinand Bardamu. Partendo dalla Prima guerra mondiale, passa per l'Africa coloniale e gli Stati Uniti del primo Dopoguerra (dove testimonia i prodromi del fordismo e della società di massa). Nella seconda metà dell'opera ritorna in Francia, dove diventa medico, apre uno studio in un degradato sobborgo di Parigi (la fittizia La Garenne-Rancy), e lavora per un istituto di igiene mentale. Il romanzo inoltre rappresenta una satira contro la professione medica e la vocazione della ricerca scientifica.[senza fonte] I disparati elementi del romanzo sono tra loro connessi dai ricorrenti incontri con Léon Robinson, un personaggio sventurato non meno che ambiguo, la cui esperienza è per certi versi parallela a quella di Bardamu.
Come il titolo stesso suggerisce, Voyage au bout de la nuit è un cupo, nichilistico romanzo in cui si mescolano misantropia e cinismo. Il titolo deriva da una strofa di una canzone dell'ufficiale svizzero a capo delle guardie di Luigi XVI, Thomas Legler: «La nostra vita è come il viaggio / di un viandante nella notte; / ognuno ha sul suo cammino / qualcosa che gli dà pena.»
Céline esprime un pessimismo pressoché inconsolabile sulla natura umana, sulle istituzioni umane, sulla società e sulla vita in generale. Verso la fine del libro, il narratore Bardamu, che sta lavorando in un manicomio, sottolinea:
« ...Non posso trattenermi dal dubitare che esiste una qualunque genuina realizzazione del nostro più profondo carattere, tranne la guerra e la malattia, quelle due infinità dell'incubo. »
(Voyage au bout de la nuit - Paris: Folio plus classiques, 2006, p. 442)
Da un punto di vista letterario, il primo romanzo di Céline è notevole per un nuovo stile che sembra riflettere i discutibili protagonisti e che avrebbe esercitato una considerevole influenza sulla letteratura francese successiva. Céline fa ampio uso di ellissi, iperboli e parole gergali. L'opera godette di successo popolare e una larga approvazione da parte della critica quando fu pubblicato, nell'ottobre del 1932, tanto che Albert Thibaudet, forse il più grande critico francese di quegli anni, disse che nel gennaio del 1933 il romanzo di Céline era un comune argomento di conversazione serale.
Fonte: WWW.wikipedia.it
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