mercoledì 8 febbraio 2012

La fine del mondo secondo me stesso medesimo

Ho sempre avuto un'insana passione per i film o telefilm che trattano di sopravvivenza post catastrofe, sia essa guerra, invasione aliena, epidemia o qualsiasi altra catastrofe possa essere venuta in mente a uno sceneggiatore futurofobico (adoro i neologismi).
Sono cresciuto con serie come i Sopravvissuti, anche se in Italia è stata trasmessa in maniera indecente, come quasi ogni cosa arrivasse sulle televisioni nazionali, dall'estero, negli anni settanta.



L'idea che mi affascina è il dover sopravvivere una volta che le strutture sociali si sino disgregate, l'impianto industriale e di approvvigionamento non esiste più, la morale va adattata al nuovo contesto, dovendo ricostruire una vita una volta che tutto quello che la caratterizza (e ci caratterizza) è venuto meno.

Ho già detto in un post precedente (per la precisione qui ) delle mie difficoltà di addormentarmi - da buo nossessivo -  e, nelle notti in cui contare non bastava più, ho cominciato a chiedermi "E se succedesse davvero?". Così ho cominciato a formulare un delirante piano non di sopravvivenza, ma di riorganizzazione.

E sapete una cosa?
Mi convinco sempre di più che, dopo lo shock iniziale, una volta andate in frantumi tutte le sovrastrutture imposte dalla nostra società (agiata, benestante, ma non sempre a misura d'uomo) non sarebbe poi tanto male.
Se vi interessa continuate a leggere.

Continua....

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