Al mondo esistono bei libri, bei film e bella musica.
Poi ci sono i capolavori, quelli che non ti stancheresti mai di ascoltare, vedere, leggere.
The gunner's dream dei Pink Floyd, Il pendolo di Foucault di Umberto Eco, Elianto di Stefano Benni, Arancia meccanica di Kubrick, La cura di Battiato, Il Gabbiano Jonathan Livingstone di Richard Bach o L'ora delle lucertole di Aldo Pasetti.
E ancora Blade runner diretto da Ridley Scott, Mattatoio N°5 di Kurt Vonnegut, La fattoria degli animali di George Orwell e Culodritto di Guccini e The river di Bruce Springsteen e Killing in the name dei Rage against the machine oppure Amico fragile di De Andrè.
Potrei continuare per ore e non esaurire l'elenco.Sono comunque quelli in cui, ogni volta, trovi qualcosa di nuova, che entrano in risonanza con il tuo stato emotivo del momento, entrano direttamente nella pancia senza passare dal cervello e, così facendo, paradossalmente ti fanno pensare. E la volta successiva da capo, sempre con qualcosa di nuovo, di adatto, di sincrono.
E' con questo spirito che ho ripreso in mano, dopo una piacevole chiacchierata con un amico, Ubik di P.K. Dick, per, credo, la terza volta. Ed è sempre un piacere.
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