In un mondo come quello della fantascienza, in cui tutto sembra sia stato detto, dove spesso l'ispirazione si confonde con il plagio e dove purtroppo la banalità è di casa, ogni tanto spuntano delle perle, dei veri e propri gioielli che riescono ad introdurre nuova linfa e a stimolare ancora una volta il mio amore per questo genere letterario che, meglio di altri, riesce a cogliere tendenze sociologiche e psicologiche, offrendo sorprendenti spunti di riflessione.
Nella fattispecie mi sto riferendo al primo romanzo di Nick Harkaway, Il mondo dopo la fine del mondo, che ho avuto il piacere di leggere l'anno scorso.
Al di là della piacevolezza della prosa e della trama, l'elemento che mi ha veramente affascinato è stata l'invenzione di una nuova arma, la bomba svuotante, che non rilascia radiazioni, non provoca esplosioni o catastrofi naturali, ma semplicemente priva la materia dell'elemento che oggi è fondamentale per il nostro mondo e il nostro modo di vivere: l'informazione.
Dopo il Cro-magnon e il Neandertal, la classificazione della specie homo ha provveduto ad identificare ogni nuova razza con la caratteristica più significativa che l'ha caratterizzata. Ecco così comparire l'homo erectus, l'habilis, il sapiens.
In questa mia personalissima tassonomia, aggiungerei come ultimo tassello l'homo eductus, la cui caratteristica pregnante è quella dell'informazione.
L'ambiguità di questa nuova specie sta tutta nel capire quanto gestisca le le informazioni e quanto sia invece gestito da esse, concetto che ritrovo nelle opere deliranti dell'artista svizzero H.R. Giger (forse al di là delle sue intenzioni).
Buona lettura



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