Se c'è una cosa che mi intristisce è vedere chi non impara dai propri errori.
Non sono più un ragazzino (grazie a Dio) e ho fatto e continuo a fare, sia sul lavoro che nella mia vita privata, un'interminabile serie di cazzate. La cosa che però mi rende orgoglioso è che sono sempre nuove, come Paganini non mi ripeto mai.
Non riesco a non fare dell'ironia (bella e brutta che sia),è nel mio carattere, ma lo sfogo che sto scrivendo - perchè di uno sfogo si tratta- è estremamente serio.
Non molto tempo fa mi sono ritrovato, per la prima volta in vita mia, ad essere il più vecchio della mia equipe di lavoro. Dopo un primo attimo di smarrimento e di contrizione ho fondamentalmente capito una cosa: ho passato i primi dieci anni ad imparare a fare il mio lavoro e i successivi dieci a farlo. Ora devo insegnarlo agli altri. Che cazzo di responsabilità. Però è interessante e stimolante.
Piccolo inciso. Il mio è un lavoro strano, in cui ogni giorno ti giochi una grossa partita emotiva, e a sera raccogli le briciole di quello che hai seminato. Lavori sulle relazioni e sull'emotività cercando di tenerle sotto controllo, facendo i conti molto serrati con la rabbia, l'angoscia, la paura. Fine dell'inciso.
Poi ti guardi intorno.
Da una parte trovi la presunzione di chi pensa di aver già capito tutto, salvo poi non essere in grado di porsi la domanda fondamentale: Sarò mica io che ho sbagliato?
Dall'altra invece c'è chi dovrebbe saperne più di te (e forse lo sa), che ogni tanto dovrebbe guidarti o consigliarti (perchè io metto in discussione spesso ciò che faccio) o semplicemente farti il culo per ridarti la giusta prospettiva e cade, inesorabilmente, sempre sulle stesse cose e, i problemi già affrontati mille volte diventano insormontabili, fonte di inutili ore di discussioni e litigi sterili che hanno come unico risultato quello di acuire lo stato di tensione.
Quando poi cominci a chiamare le cose con il loro nome, a riportare le teste delle persone sul qui e ora, senza però dimenticare che qui e ora ci siamo già stati e sappiamo qual'è il conto che ci verrà presentato, e che o siamo disposti a pagarlo o è meglio che facciamo altro, allora ti rispondono che sei "un animale selvatico". E di tutto questo la cosa che mi fa incazzare di più è che te lo dicono come una battuta, quasi affettuosamente. Ed ancora una volta riescono così a scappare dalla loro responsabilità, o almeno ci provano.
Chiedo scusa ai lettori (pochi)di questo blog. Questo post non c'entra nulla, ma avevo voglia di sfogarmi.
E poi il blog è mio e ci scrivo quello che voglio.
D'altronde sono un animale selvatico.
ciao animale selvatico (il mio è un complimento perchè amo gli animali!) :) mi è piaciuto il tuo articolo.. amo la spontaneità e quando ho letto "il blog è mio e ci scrivo quello che voglio" mi hai fatto impazzire :D molto bello! grazie :)
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