lunedì 31 ottobre 2011

Quarto potere



« Io sono un'autorità su come far pensare la gente »
(Charles Kane al maestro di canto di sua moglie)

Il 1° maggio 1941, uscì nelle sale cinematografiche americane quello che l'American Film Institute definì il miglior film americano di sempre: Quarto potere di Orson Welles.
Il film narra la vita del magnate della stampa Charles Foster Kane (interpretato dallo stesso Welles), incapace di amare se non "solo alle sue condizioni", con la conseguenza che egli fa il vuoto attorno a sé e rimane solo all'interno della sua gigantesca residenza (Xanadu, nella versione italiana Candalù), dove muore abbandonato da tutti. Welles, servendosi di una sequenza di flashback (sei, compreso il cinegiornale), mostra i frammenti della vita del magnate, quasi fossero i pezzi di un gigantesco puzzle (rompicapo che metaforicamente appare più volte nel film). Allo spettatore è lasciato il compito di ricomporre - in tutta la sua complessità - la personalità di Charles Foster Kane. (Wikipedia).



Il film, oltre a rivoluzionare il modo di intendere la regia, il montaggio e le tecniche di ripresa, introduce anche un nuovo concetto (forse oltre le intenzioni del regista), quello appunto di Quarto potere.

Si usa denominare quarto potere la capacità dei mass media di influenzare le opinioni e le scelte dell'elettorato. È questo un uso metaforico del termine potere, ispirato alla teoria giuridica della separazione dei poteri fondamentali (legislativo, giudiziario, esecutivo) dello Stato.
Il concetto emerse con la diffusione della stampa e l'enorme diffusione della televisione, che è diventata l'unica fonte di informazione per la stragrande maggioranza della popolazione dei paesi democratici, ha reso ancora più attuale il problema del riconoscimento costituzionale.
I rischi principali per la democrazia in seguito ad un uso improprio di questo potere, sono costituiti dal controllo politico dei mezzi di informazione e dall'accentramento di essi nelle mani di un ristretto gruppo di persone (solitamente grandi aziende). In questi due casi infatti, considerando che coloro che controllano i media tendono in genere a filtrare le informazioni che sono in contrasto con i propri interessi, si avrebbe una mancanza di pluralismo, e si ostacolerebbe quindi la possibilità dei cittadini-elettori di formarsi delle opinioni informate e di attuare delle scelte informate. Ciò premesso, il quarto potere (come per i tre classici poteri) dovrebbe essere separato dagli altri. (Wikipedia)

 Viene quindi da chiedersi come, in una società democratica o presunta tale, dove i mezzi di comunicazione e di stampa dovrebbero essere gli strumenti di controllo, da parte della popolazione rispetto ai governanti, chi controlla i controllori?. La stessa domanda se la è posta Alan Moore nel capolavoro (fumettisticamente parlando) che è il Watchmen. Merita secondo me una lettura approfondita.




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