Ho appena terminato di leggere Solaris di Stanislaw Lem.
Un vero capolavoro (non so se altrettanto si possa dire del film, in quanto non l'ho ancora visto né nella versione del 1972 di Tarkovskij , né in quella più recente di Soderbergh).
Mi piacerebbe condividere un passaggio della parte conclusiva che, a mio giudizio, da solo innalza il valore dell'opera di Lem e merita una profonda riflessione.
Buona lettura.
- No - l'interruppi. - A me interessa un Dio nel quale l'imperfezione non derivi dall'ingenuità dei suoi creatori umani, e ne sia invece la principale caratteristica immantinente. Dev'essere un Dio, limitato nella sua onniscienza e onnipotenza, che sbaglia nel prevedere il futuro delle proprie opere, e crea un corso di fenomeni che può destare orrore. Questo è un Dio... invalido, che vuole sempre più di quanto può, e che non se ne rende conto subito. Crea gli orologi, ma non il tempo che essi devono misurare. Sistemi o meccanismi che dovrebbero servire a certi precisi scopi e che invece li oltrepassano e li tradiscono. Ha creato l'infinito, che doveva essere la misura della sua potenza, e invece è diventato il metro della sua immane sconfitta.Stanislaw Lem - Solaris, 1961
-Un tempo il manicheismo...- incominciò a dire, titubante, Snaut. Il diffidente riserbo con cui si era rivolto a me negli ultimi tempi era sparito.
-Niente in comune con il principi del bene e del male- lo interruppi. - Questo Dio non esiste fuori dalla materia e non può liberarsi da questa, e non vuole altro...
_ Una religione simile non la conosco - disse dopo un istante di silenzio. - Non è mai stata... necessaria. Se ti ho capito bene, come temo, tu pensi a un Dio che si evolve, che si sviluppa nel tempo, che cresce e aumenta di continuo la propria potenza. Questo tuo Dio è un essere inserito nella divinità come in una situazione senza uscita, e che sapendolo, se ne dispera. Sì. Però il Dio disperato non è forse l'uomo, mio caro? Stai parlandomi dell'uomo... E' una filosofia che non vale un granché e una mistica che vale ancora meno.
_ No _ risposi ostinatamente. - Non parlo dell'uomo. Forse, in qualche particolare, l'uomo corrisponderebbe a questa definizione sommaria, ma solo per il fatto che è piena di lacune.L'uomo, contrariamente alle apparenze, non si crea degli scopi. Glieli impone il periodo nel quale nasce, ed egli può servirli o ribellarvisi, ma l'oggetto del suo servizio o della sua rivolta gli è dato dall'esterno. Per creare i propri scopi in libertà assoluta l'uomo dovrebbe essere solo, e non può riuscire, poiché l'uomo che non è educato tra la gente non può diventare uomo. Quello... mio non può esistere al plurale, capisici?
Solaris 2002
Che dire. Ecco perché amo la fantascienza .
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