venerdì 30 settembre 2011

Libera nos domine

Questa mattina dovevo tagliare l'erba. Ho comprato la benzina per la nuova falciatrice, mi sono cambiato e armato di forbici e forbicioni sono sceso in giardino.
Dopo una mezz'oretta di lavoro mi sono concesso una sana (?) pausa sigaretta e la mia attenzione è stata attratta dalla tartaruga. Betameche, il nome l'ha scelto mia figlia, vive con noi da circa cinque anni. Ha un bel recinto spazioso  ben esposto al sole, con una tana per l'inverno imbottita di paglia, due azalee e un paio di alberelli di cui non conosco il nome ma che forniscono una splendida ombra nelle ore più calde. Viene nutrita regolarmente con svariate verdure ("No, l'insalata romana no, lo sai che non gli piace. Compra la lattuga" mi dice incessantemente mia moglie, e così io mi mangio la romana che non mi piace neppure) e viene regolarmente visitata, tutte le notti da un riccio che risiede nel mio giardino.
Non so quanti di noi possano contare in una sistemazione così dignitosa.
Eppure, anche se intorpidita dall'autunnale abbassamento di temperatura, ha continuato incessantemente per tutto il tempo che l'ho osservata (più di un'ora) a cercare di fuggire con un'impressionante caparbietà nel cercare un varco nel recinto che mi ha francamente stupito.
Fuori non sarebbe sicura di mangiare, sarebbe esposta a pericoli, dovrebbe faticare a trovarsi o scavarsi una tana per il letargo, eppure caparbiamente, come la proverbiale goccia d'acqua, continua anche ora a cercare di aprirsi un varco verso l'esterno.
Merita tutto il mio rispetto e la mia ammirazione. 
Ieri alla radio c'era una trasmissione carina in cui si chiedeva che animale vorremmo essere.
Ieri non lo sapevo.
Oggi non ho dubbi.
Una tartaruga.


1 commento:

  1. l'istinto è l'istinto :) magari è solo curiosa di vedere il mondo :)

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