martedì 23 agosto 2011

Trentacinque gradi di notte, in compagnia di Wittgenstein

- Tu lo sai cosa succede nella testa a uno che diventa pazzo?-, chiese Gould.
Shatzy disse che dipendeva da che razza di pazzo era. Uno qualunque, disse Gould. Non so, disse Shatzy. Credo che gli si rompa qualcosa dentro, per cui hanno dei pezzi che non rispondono più agli ordini. Loro danno degli ordini ma quelli si perdono per strada, non arrivano, o arrivano molto tardi e poi non tornano più indietro, continuano a ordinare la stessa cosa, ossessivamente, e non c'è verso di annullarli. Così va tutto in malora, è una specie di anarchia organizzata, tu apri il rubinetto e si accende la luce, il telefono squilla quando accendi la radio, il frullatore parte quando vuole lui, apri la porta del bagno e ti trovi in cucina, cerchi la porta per uscire e non la trovi più. Chiuso lì dentro per sempre.
Shatzy si avvicinò al televisore. Voleva toccare il finto legno. Disse che se non puoi uscirci, da una casa così, devi pur trovare un modo di viverci. Loro lo fanno. Da fuori non ci si capisce niente, ma per loro è tutto molto logico.  

Non so precisamente il perchè di questo post, ma questa notte, mentre mi giravo nel letto cercando di addormentarmi nonostante i 30 e passa gradi, mi è tornato in mente questo passaggio letto ormai più di 10  anni fa.
Il passaggio fondamentale è sicuramente - ... da fuori non si capisce niente, ma per loro è tutto molto logico...- che porta alla luce prepotentemente il concetto di relativismo.

" Se un leone potesse parlare, non lo capiremmo comunque."  - Ludwig Wittgenstein -
Lo stesso concetto viene espresso magistralmente nel romanzo Io sono leggenda di Richard Matheson.
Attenzione, ho detto romanzo, non sto quindi parlando del film di Francis Lawrence del 2007 che, seppur pregevole per alcuni aspetti, riesce, negli ultimi dieci minuti a stravolgere completamente il senso di tutta la storia, cancellandone del tutto la lettura socio-filosofica, che invece è ancora presente nei primi adattamenti per il grande schermo: L'ultimo uomo della Terra (1964) di Ubaldo Ragona e Sidney Salkow e 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra (1971) di Boris Sagal.

Tutto questo cosa c'entra con le mie fotografie? Assolutamente nulla.
Forse il senso di questo post è che mi piace trovare le cose dove non dovrebbero essere o più semplicemente che mi piace pensare e riflettere, ritenendo l'ignoranza l'unico vero grande crimine perpetrabile.

Buona visione e buona lettura

1 commento:

  1. ..che bella riflessione. Ottimo Baricco quando con disarmante semplicità descrive situazioni che così formulate lasciano senza parole. A questo proposito ti lascio le parole di un altro grande che insieme a Baricco e qualcun altro spesso riempie le mie sere: "..mi stupivo della potenza definitiva di una frase. Leggere mi allargava il campo dei sensi, insegnandomi a salvare dal macero i dettagli. Mi faceva vivere, solo sulla pagina, più in profondità" (Erri De Luca).
    Don@

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